Come utilizzare la gommalacca per lucidare i vostri mobili in legno

La gommalacca è utilizzata per lucidare il legno. In questa guida andremo a capire come si ottiene e in che modo può essere impiegata nei lavori fai da te.

Chi ama lavorare il legno conoscerà sicuramente la gommalacca, un materiale naturale. Questo viene prodotto dalla secrezione di un insetto dell’India appartenente alla specie Cocciniglia, chiamato “Cocus lacca” o “Tachardia lacca” (esistono molti sinonimi).

Come si ottiene la gommalacca?

La gommalacca può essere definita come una resina naturale che svolge un’azione fondamentale per la sopravvivenza dell’insetto stesso.

Il Cocus Lacca vive su alcuni alberi di cui succhia la linfa, ma per proteggersi da eventuali attacchi esterni, sviluppa un piccolo guscio di colore rosso scuro chiamato sticklac.

Lo sticklac, oltre alla resina, contiene anche delle microparticelle di origine vegetale e altre sostanze impure.




Prima di essere messo in commercio, questo composto viene ripulito al setaccio e fatto seccare.

Viene successivamente lavorato con appositi macchinari per ottenere il formato desiderato.

cocciniglia

La cocciniglia da cui si ottiene la gommalacca

Utilizzi della gommalacca

Un tempo questa resina era sfruttata come tinta naturale. Il suo colore rossastro abbelliva tessuti di ogni tipologia e in India era molto diffusa. Diversi testi storici ne testimoniano l’utilizzo.

La tinta si otteneva da un primo lavaggio dello sticklac.




A metà dell’800 però, ci fu una importante battuta d’arresto con l’avvento dell’anilina, il primo colorante artificiale. La lacca perse il suo uso commerciale e da allora sino ad oggi si intensificò l’utilizzo in qualità di vernice per il legno.

Si trattava comunque di una pratica largamente impiegata sin dal 1500.

La gommalacca trova spazio anche in settori completamente diversi: molte pillole sono rivestite di questa resina, proprio per evitare che il farmaco si disciolga nello stomaco procurando effetti collaterali. In campo alimentare viene usata anche come glassa. 

Persino l’imbottitura dei cappelli deve la sua forma alla gommalacca.

Come viene preparata

Per preparare la resina sono necessari diversi passaggi, ma prima di iniziare è bene stabilire le giuste proporzioni in funzione della destinazione d’uso:




  • Chiusura dei pori: bisogna calcolarne 100 grammi in 2 litri di alcool etilico dai 94° in su.
  • Lucidatura del legno: 100 gr  in 1 litro di alcool.
  • Brillantatura: 100 gr in 2 litri di alcool.

Una volta capite le dosi, si procede:

  • in un recipiente si mettono le scaglie di gommalacca e poi si versa l’alcool etilico.
  • Si chiude il recipiente e si lascia a riposo circa 24 ore, il tempo che la resina si sciolga del tutto.
  • Poi si passa al filtraggio del liquido che andrà conservato in una bottiglia chiusa con un tappo di sughero. La bottiglia va lasciata in una stanza buia e fresca fino a 12 mesi.
  • Non sono necessari ulteriori tempi di riposo, la gommalacca adesso è pronta per l’uso. L’unica accortezza che bisogna avere è quella di filtrarla ogni volta che deve essere utilizzata.

gommalacca per restauro

Tampone per gommalacca

La gommalacca si applica mediante un tampone. Anche quest’ultimo può essere comodamente preparato con il fai da te.

  • Sono necessarie della lana bianca e un tessuto di lino o cotone.
  • La grandezza dipende dal tipo di lavoro che si andrà a fare, quindi per le rifiniture sarà necessario uno di piccole dimensioni.

Il cuore del tampone è costituito dalla lana che va inzuppata nella gommalacca e poi strizzata per bene. Poi si mette il batuffolo al centro del telo di lino e si chiude ottenendo il tampone.

Il processo di lucidatura

Veniamo ora alle tecniche di lucidatura del legno, un’operazione molto delicata e lunga, che viene eseguita al termine del restauro del mobile.




La lucidatura avviene in 3 fasi: pomiciatura, lucidatura e brillantatura. Vediamole nel dettaglio.

Pomiciatura

La pomiciatura serve per chiudere i pori e viene chiamata anche sbozzatura. Si utilizza la polvere fine di pomice, che viene passata mediante uno specifico tampone. Poi si stende un secondo tampone impregnato di gommalacca. La superficie deve risultare completamente liscia.

Lucidatura

Questa fase è molto delicata e va effettuata solo se si è veramente esperti. Si utilizza anche in questo caso un tampone di gommalacca, eseguendo movimenti e passaggi sempre diversi, per evitare che si formino striature e spiacevoli effetti ottici.

Brillantatura

L’ultimo passaggio è la brillantatura finale, dove si riparano tutte le sbavature e le imperfezioni precedenti, per poter chiudere il lavoro nel migliore dei modi. Il mobile, a lavoro ultimato, deve essere completamente lucido e liscio al tatto.

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